
L'introduzione della doppia tassa sui pacchi dalla Cina potrebbe ridurre drasticamente i traffici logistici, un contesto utile per un collega del settore che segue l'impatto normativo.

Stangata sui pacchi dalla Cina Flusso della storia e fatti chiave
Dal 1° luglio 2026, l'Italia applicherà una tassa doppia sui piccoli pacchi provenienti da paesi extra-Ue, in particolare dalla Cina. Oltre ai 3 euro previsti dall'Unione Europea per ogni spedizione sotto i 150 euro, il governo italiano aggiungerà un prelievo nazionale di 2 euro, portando il costo totale a 5 euro per pacco. La misura mira a coprire spese doganali e a frenare l'importazione di prodotti a basso costo, soprattutto nel settore del fast fashion.
L'entrata in vigore della norma ha sollevato forti critiche da parte delle associazioni di settore. Confetra ha avvertito che la tassa potrebbe causare un calo del 50% nel traffico merci e una perdita di 25 milioni di euro per lo Stato. Anche Aice Confcommercio ha chiesto un rinvio o l'abolizione della tassa nazionale per evitare un effetto daziario cumulativo.
La normativa europea è stata introdotta per affrontare rischi legati alla salute e alla proprietà intellettuale, con la maggior parte dei pacchi che arrivano dalla Cina. In Italia, il governo punta a sostenere le spese legate ai controlli doganali, ma con pochi giorni di tempo per decidere se prorogare o meno il prelievo nazionale.
Fatti
- Dal 1° luglio 2026, i pacchi sotto i 150 euro dalla Cina pagheranno 5 euro di tassa in Italia: 3 euro Ue e 2 euro nazionali.
- Confetra prevede un calo del 50% dei traffici merci e una perdita di 25 milioni di euro per lo Stato a causa della tassa.
- Nel 2025, il 98% dei 396 milioni di articoli extra UE ordinati dagli italiani proveniva dalla Cina, di cui il 25% abbigliamento.
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